Wednesday, November 21, 2007

ALMAZ BLACK BOX di Christian Johnston (2007)


“In 1998 a Russian Military Space Station received a powerful signal of unknown origin. Sixty-seven hours later the Station broke up in the Earth's atmosphere. The Russian Government initiated an extensive cover-up. They were unable to find the Station's Black Box and assumed it was destroyed on reentry. They were wrong. This year, the disturbing contents of the Black Box will be revealed.”

Presentato come film a sorpresa all’edizione 2007 del SciencePlusFiction festival di Trieste, in una sala mezza vuota con tanto di regista presente alla proiezione. L’opera è stata inserita tra i film a sorpresa, così ci han detto, quindi senza titolo, per i temi delicati di cui tratta, sarebbe del materiale sottratto per chissà quali vie all’intelligence Russa.. L’aura di mistero si è impadronita subito degli spettatori e il film viene spacciato come documento segreto. Nessuno dei presenti, immagino, si aspettasse da un momento all’altro un' irruzione di corpi speciali Russi con Putin in persona armato di sciabola, tanto meno il sottoscritto, il quale ancora col sapore del pranzo in bocca si apprestava divertito alla visione, anche se devo ammetterlo, piuttosto incuriosito. Il film è girato molto bene, chiaramente per la maggior parte in camera a mano, intervallato da riprese delle videocamere fisse posizionate nella navetta che registrano ogni cosa. Bisogna dire che il tutto è fatto egregiamente, la tensione sale ogni minuto che passa e il film scivola via che è un piacere, ci troviamo anche noi all’interno della navetta e la claustrofobia è palpabile. Non a caso vi è un approccio molto big brother, con gli astronauti che spesso confidano le loro paure e i loro timori alla camera fissa, collegata ovviamente alla scatola nera. Una miscela vincente presentata in maniera speculativa, anche perché il giovane regista, quando fu il momento di intavolare un dibattito post visione, se ne è scappato (proprio di corsa) con una scusa incomprensibile sul fatto che l’attore del film non doveva essere presente in sala o chissà cosa.. Non l'ha ben capito nemmeno la presentatrice, molto carina tra l'altro. La mossa commerciale mi è parsa più che evidente e quasi ingenua, forse il signor Johnston dovrebbe tenere presente che non tutti sono allocchi. Pseudo antipatie a parte, il film è ben realizzato, lo si inserisce, non occorre nemmeno dirlo, nel filone Blair Wich Project e lo consiglio vivamente (tanto in qualche modo tenteranno di venderlo).

di Davide Casale

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